sabato, 09 agosto 2008

Ciao Albi,

la scorsa notte ho visto l'inaugurazione dell'olimpiade cinese e ti ho pensato. In verità ero quasi certo di vederti là in mezzo, alto come sei... Ero anche fiero che il mio grande amico fosse fra gli organizzatori di quell'evento. Dimmi: come sono i cinesi? Come si sta con loro? Che gente è? Sei riuscito a capirne il verso? Io non conosco la loro cultura e sento che prima o poi  mi metterò sul comodino qualche buon libro per saperne un po' di più. Ho ossevato il programma su rai 2 per pochi minuti, poi è arrivato il sonno... ho preferito lasciare che la notte facesse depositare quelle poche impressioni prima di riorganizzarle consapevolmente. Solo un flash, niente di più. Una di quelle sensazioni da cui ti lasci colpire quando entri per la prima volta in un luogo nuovo, quelle intuizioni fulminee che ti dicono molto di più di un lungo racconto...

La mia è stata la seguente: l'uomo, inteso come individuo,  non esiste più o, meglio, esiste nella misura in cui imita la perfezione logico matematica di una macchina. Più esattamente, visto che di esattezza si parla, non credo che ci saremmo stupiti se l'accensione e lo spegnimento di quei LED fossero stati regolati da un computer. Ci ha sorpresi il fatto che fossero uomini a combinare quella roba. Come se, guardando il retro di un orologio, vedessimo, al posto dei meccanismi metallici e dei rubini, tantissimi omini che si sincronizzano sorridendo.

La macchina perfetta come metafora di civiltà!!

Erano in 15.000, mi pare, metà dei quali soldati.

Davvero non ti ricorda nulla?????

Sai, Albi, di solito i capodanni di Bonolis che fa il conto alla rovescia con la bottiglia di prosecco in mano fra veline e star scadute il 31 dicembre mi dà il vomito... non azzecca mai la mezzanotte.

Evviva Bonolis.

postato da: hotrovatopiteco alle ore 11:46 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 26 luglio 2008

Ieri, al solito bar dove vado a pranzo, il proprietario mi ha chiesto un parere su una sua idea: far produrre delle magliette blu da offrire come gadget ai clienti affezionati. Tipo sveglio e innovativo, specie in una città dormiente come Genova, da qualche anno ha aperto il suo Bistrot in un vicolo. Carino e molto francese. Hanno ottimi vini e, di giovedì, anche le ostriche freschissime.

Ecco la frase che vorrebbe scrivere sulla maglietta blu:

Un cammello può lavorare una settimana senza bere.

Io posso bere una settimana senza lavorare.

Non è carina?

postato da: hotrovatopiteco alle ore 17:59 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 11 luglio 2008

Caro Mario,

stamattina ho seguito, su radiomondo, un dibattito sul caso della persona che sta per essere staccata dai meccanismi che la tengono in vita o, meglio, che consentono la prosecuzione dello stato vegetativo in cui si trova da 16 anni. Non si tratta di Coma, lo sai. Lo Stato Vegetativo Permanente è, per l' attuale  livello di conoscenza scientifica, qualcosa di differente: una sorta di esistenza ALTRA. Pare ci siano almeno 1500 casi in Italia. Questo fatto di cronaca, cavalcato dai media con la solita superficiale e avida intrusività, ha suscitato le più svariate e contrapposte reazioni: dall'accusa di omicidio per fame e sete (sic!!) alla trionfale affermazione del diritto a morire quando si vuole. Sembra di essere alla vigilia delle elezioni: l'Italia divisa in due.

Il padre di questa persona, che fisicamente staccherà il cordone che la tiene qui, è secondo alcuni omicida, secondo altri liberatore. A me fa molta pena e gli sono vicinissimo.

Vorrei dirgli che sua figlia non ha né fame né sete, in  quanto non ha coscienza dell' Io.

Vorrei dirgli che idratare non significa Dissetare e che nutrire non è Sfamare.

Vorrei dirgli che sono pronto a tenere la sua mano mentre eseguirà quel gesto che Chiesa e Stato non hanno il coraggio o l'amore di agire con lui.

Vorrei dirgli che nel dolore si è quasi sempre soli e che un pizzico di comprensione talvolta lo lenisce un poco. Lui, forse, ne ha davvero fame...

Poi vorrei dire a chi è così spaventato dalla morte che essa è un fenomeno naturale, fisiologico; almeno per coloro che non l'affidano né all'onnipotenza divina né a quella scientifica.

Buona domenica!

Gian

postato da: hotrovatopiteco alle ore 18:05 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 05 luglio 2008

Ieri, venerdì 4 luglio alle 15,30 ho sentito un boato: un crash di lamiere. Sono uscito nel prato da cui si vedono sia la statale che l'autostrada, che ieri era trafficatissima: nulla. Stranamente avevo la tachicardia. Poco dopo la sirena di un'ambulanza. Continuo a non vedere nulla; il traffico scorre intenso ma regolare. Passano cinque minuti e squilla il telefono: mia moglie mi annuncia che lei e mia figlia hanno avuto un incidente. Mi dice che si trovano dal vecchio ospedale, dove c'è quello Stop che dà un sacco di lavoro ai carrozzieri della zona. Mi trovo a circa due chilometri e mi precipito, mentre chiamo mio figlio dicendogli che avevo sentito il botto e lo pregavo di raggiungermi lì.

A quello Stop non c'era nulla: due anziani che guardavano quel tizio che arrivava a tutta velocità e si accostava bruscamente al marciapiede. Il commento era nella loro smorfia.

Chiamo mia moglie, che mi dice che lo Stop di cui mi parlava non era quello del paese in cui viviamo, bensì quello del vecchio Ospedale di una cittadina che si trova a 17 chilometri da qui. Proprio in quel luogo, nello stesso identico punto, avevo avuto un incidente piuttosto brutto esattamente 31 anni fa..

Nulla di grave, per fortuna: auto sfasciata ed un collare che entrambe dovranno portare per almeno un mese. I vigili urbani, che attraverso mia moglie avevo pregato di eseguire l'alcoolimetria al conducente del furgone che aveva urtato la loro auto (persona del luogo che non ha rispettato lo stop arrivando a velocità elevata) si erano rifiutati di ascoltare la mia richiesta. Il tizio se n'era andato via dicendo di "essere stato sopra pensiero". Loro (i vigili) non avevano notato sintomi tali da sottoporre quel tipo al test etilometrico.

Spero solo che si sia trattato di distrazione dell'autista e di troppa bontà o oculatezza clinica dei due signori in divisa. Se no, i carrozzieri avranno altro lavoro. Solo loro, spero.

Per quanto mi riguarda, temo di rischiare una denuncia per ingiurie.

Forse anche un ricovero psichiatrico per telepatia atipica.

postato da: hotrovatopiteco alle ore 18:19 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 28 giugno 2008

Scopenhauer è carino... e vitale. Schopenhauer invece non è il massimo, per quanto riguarda il senso dell'esistenza, specie di quella individuale. Alla fine c'è il nulla, al quale naturalmente tendiamo dal momento stesso in cui veniamo al mondo... Pensiero, questo, che influenzerà in modo determinante la maturità di Freud e le sue ultime considerazioni sul processo psicoanalitico.

Fromm, se sei d'accordo, lo lasciamo tranquillo.

Buona domenica!

postato da: hotrovatopiteco alle ore 21:31 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 27 giugno 2008

Provo a rispondere al simpatico utente anonimo che ha lasciato tre commenti sul post nel quale cito il concetto di VUOTO. In realtà lo ha ben riempito; quasi una sorta di horror vacui. Scherzi a parte.. caro interlocutore, ti sei mai chiesto perchè gli SPAZI vengono così riempiti e perchè tendiamo a cercare il pieno, pur riconoscendone gli aspetti negativi?

Ma soprattutto, ti sei chiesto come mai, pur con una tecnologia così raffinata, tale da consentirci di fare le cose in minor TEMPO, in realtà ne abbiamo sempre meno e corriamo sempre di più?

A pensarci bene è paradossale, vero?

Assistiamo ad un sempre maggior affastellamento di impegni, di progetti, vediamo crescere questa strana "iperimprenditorialità" a tutti i livelli...

Sai a che serve tutto ciò?

Semplicemente a negare il vuoto,  a rimandarlo, a rimuoverlo, forse.

Poiché il VUOTO, inesorabilmente, riporta l'essere umano al tema della MORTE.

Grazie per la vitalità di questo dibattito.

postato da: hotrovatopiteco alle ore 19:11 | Permalink | commenti (3)
categoria:
martedì, 24 giugno 2008

Oggi è sangiovannibattista e a Genova è festa. Sono nella mia tana di campagna a godermi una giornata calda, di vera estate. Ieri sera, arrivando, davanti a casa c'era un capriolo con due cuccioli e tantissime lucciole che ogni volta, pur vedendole da 50 anni, mi lasciano un po' stupito.

In casa c'è disordine e il sole mette in risalto la polvere sospesa in aria. Fuori, un paradiso: è tutto fiorito e l'erba è altissima. Colonna sonora di cinguettii così articolati che si capisce che molti uccelli stanno chiacchierando fra loro escludendo chi non ne comprende la lingua. Ci provo fischiettando, ma suscito disordine e silenzi imporovvisi. Anche loro rifiutano il diverso.

Mi pare che il linguaggio degli uccelli sia sempre lo stesso, almeno da quando io esisto. Quello di noi umani è cambiato profondamente.. ci riflettevo ieri sera: il nostro è un linguaggio bellico.

Se è vero che noi siamo ciò che mangiamo, è certissimo che siamo ciò che diciamo: il codice linguistico che usiamo indica con precisione assoluta il clima sociale - emotivo che caratterizza quest'epoca. Il linguaggio è, a mio parere, il primo e principale indicatore di una cultura; non solo, ma diventa anche il motore del nostro sentire ed agire. 

Se proviamo ad ascoltare con attenzione critica le parole che utilizziamo quotidianamente e che fondano la nostra comunicazione, ci spaventiamo un po'. Soprattutto, se si considera che un certo modo di parlare impiega decenni per consolidarsi e diventare comune ad un popolo. I media, ovviamente, accelerano in modo sensibile tale processo. Anche loro (soprattutto??) utilizzano un linguaggio bellico: basta ascoltare un telegiornale o assistere ad un talk show o ad un dibattito politico. Se a questo aggiungiamo le immagini che ogni giorno entrano nelle nostre case attraverso la televisione, le scene cui assistiamo per strada o ad uno stadio o quelle contenute nei film...

Una sola domanda: come si muta un linguaggio?

postato da: hotrovatopiteco alle ore 10:28 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 23 giugno 2008

Sono usciti due nuovi libri sul doloroso momento storico - sociale che stiamo attraversando. Il denominatore comune pare si chiami PAURA.

Una terribile paura (ansia, angoscia) che ci porta ad evitare i contatti, le relazioni, che ci fa rinchiudere sempre di più in noi stessi. Naturalmente, la solitudine che ne deriva non fa che aumentare la paura stessa. Una sorta di spirale che si autoalimenta e della quale non si intravvede la fine. Oltretutto, non esistono più i cosiddetti "amministratori della paura (Chiesa, Stato, ecc.) e la nostra civiltà non pare offrire antidoti se non uno: il POTERE, inteso come fantasia grandiosa e antifobica di tutela assoluta, autonoma e sicura. Per raggiungerlo, un solo strumento: il DENARO.

Forse, questa è la nuova guerra.

A proposito di guerra: pare abbiano deciso di far presidiare le grandi città dall'esercito. Senza regole e pene certe non si può più andare avanti...

Sicuramente, questa è la nuova guerra.

postato da: hotrovatopiteco alle ore 20:40 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 18 giugno 2008

Stamattina, alla radio, ancora sulle regole. Come se le Regole potessero salvare questo povero mondo... Che idiozia! Le regole servono a mantenere e rendere consueto e prevedibile ciò che fa star bene le persone. Non sono le regole che creano l'ordine; è  l'Ordine (ed il benessere che ne deriva) che induce le persone a darsi delle regole e delle norme il cui scopo principe è quello di conservare le cose così come sono. Le regole non condivise e sorrette solo dalla paura della pena, danno origine ad un falso ordine, la cui sopravvivenza è necessariamente segnata. Le regole diverranno sempre più rigide e le pene sempre più severe.

Fino al disastro.

postato da: hotrovatopiteco alle ore 21:28 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 15 giugno 2008

La mia discussione con Alberto è, credo, emblematica di due modi diversi di pensare ed il rischio è quello di attribuire giudizi di giustezza e merito prima di aver meglio compreso le radici da cui derivano.

Tralascio, almeno per ora e in attesa di vostri commenti, i primi tre punti della posizione di Alberto per fare un'osservazione sull'ultimo;quello, cioè, relativo ai fatti di Garlasco e Perugia.

Ciò che mi ha colpito, al di là di tutto, è la "capacità" di queste persone di mantenere atteggiamenti che fanno pensare ad un totale controllo delle loro emozioni. Parlo di fatti importanti:omicidi apparentemente non sostenuti da elementi causali tali da poter scatenare reazioni cosi incontrollabili e impulsive.

Per questo, credo che occorra fare qualche considerazione su quella che Alberto definisce "assenza di punizioni che permette l'assenza di regole".

Esiste una dimensione umana che definiamo "MORALE". Da questa dimensione nascono, per lo più, le REGOLE. La Morale o Etica definisce in genere ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è lecito o no in funzione della convivenza. La CIVILTA' è il risultato della buona riuscita dell'applicazione delle regole etiche, che per lo più aiutano l'individuo a controllare i propri "Istinti" senza soffrirne troppo, grazie al riconoscimento sociale del suo "buon comportamento."

Mi riferisco, in questa accezione, alla Morale Eteronoma, quella, cioè, che è sancita dalla Società e custodita dai Garanti e quindi dallo Stato. Quanto più questa Morale è vicina a quella Autonoma, interna, cioè, all'individuo, tanto più le cose funzioneranno. Le norme sono avvertite giuste e autenticamente condivise.

La Morale Eteronoma in genere non basta: ci vuole anche quell'altra.

La paura della punizione inferta dallo Stato, qualora vengano violate le Leggi, è per lo più insufficiente. Nei periodi storici in cui, per motivi diversi,aumenta la criminalità, si assiste in genere ad un inasprimento delle pene che non muta affatto le cose. Potremmo addirittura affermare che, quanto più rigide sono le norme e severe le pene, tanto più debole è lo Statuto Interno.

La Morale Autonoma sembra dunque assumere un ruolo importantissimo, addirittura indispensabile. Ma che cos'è? Quali sono i suoi fondamenti?

Qualcuno dirà la Religione, qualcuno la Famiglia e la Scuola, qualcun altro la Cultura in termini più allargati. Certo, quello che Freud chiamava Super Io e altri definiscono Coscienza costituisce l'essenza interiore che più di ogni altra istanza determina la nostra percezione del Giusto e del Buono orientando di conseguenza il nostro comportamento. Il Tribunale Interno, che è il vero regolatore delle nostre scelte, non infligge punizioni concrete: gli basta il Sentimento Di Colpa che pare essere la pena più dolorosa, capace anche di prevenire, attraverso lo Scrupolo, atti considerati illeciti.

Qualcuno dirà: "ecco perchè i personaggi di Perugia e Garlasco sembrano indifferenti e continuano a reggere una finzione che io non potrei portare avanti per più di un'ora! Mi vergognerei, proverei una colpa ed un dolore che mi sarebbe impossibile nascondere, perchè non potrei innanzitutto nasconderlo a me stesso. Non riuscirei a guardare in faccia i parenti della vittima, non potrei mai reggere l'inquisitoria del magistrato, ma soprattutto non riuscirei più né a dormire né a mangiare. Non potrei vivere. Se penso a quella volta che ho investito un gatto... Mi sentivo il più colpevole del mondo."

Davvero è sufficiente pensare che il disastro cui assistiamo derivi da uno sfilacciamento della Morale Autonoma? Davvero possiamo supporre che l'apparente indifferenza di chi ha commesso atti così gravi sia conseguenza di un appiattimento del Super Io, della Coscienza?

postato da: hotrovatopiteco alle ore 13:20 | Permalink | commenti (1)
categoria: