La mia discussione con Alberto è, credo, emblematica di due modi diversi di pensare ed il rischio è quello di attribuire giudizi di giustezza e merito prima di aver meglio compreso le radici da cui derivano.
Tralascio, almeno per ora e in attesa di vostri commenti, i primi tre punti della posizione di Alberto per fare un'osservazione sull'ultimo;quello, cioè, relativo ai fatti di Garlasco e Perugia.
Ciò che mi ha colpito, al di là di tutto, è la "capacità" di queste persone di mantenere atteggiamenti che fanno pensare ad un totale controllo delle loro emozioni. Parlo di fatti importanti:omicidi apparentemente non sostenuti da elementi causali tali da poter scatenare reazioni cosi incontrollabili e impulsive.
Per questo, credo che occorra fare qualche considerazione su quella che Alberto definisce "assenza di punizioni che permette l'assenza di regole".
Esiste una dimensione umana che definiamo "MORALE". Da questa dimensione nascono, per lo più, le REGOLE. La Morale o Etica definisce in genere ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è lecito o no in funzione della convivenza. La CIVILTA' è il risultato della buona riuscita dell'applicazione delle regole etiche, che per lo più aiutano l'individuo a controllare i propri "Istinti" senza soffrirne troppo, grazie al riconoscimento sociale del suo "buon comportamento."
Mi riferisco, in questa accezione, alla Morale Eteronoma, quella, cioè, che è sancita dalla Società e custodita dai Garanti e quindi dallo Stato. Quanto più questa Morale è vicina a quella Autonoma, interna, cioè, all'individuo, tanto più le cose funzioneranno. Le norme sono avvertite giuste e autenticamente condivise.
La Morale Eteronoma in genere non basta: ci vuole anche quell'altra.
La paura della punizione inferta dallo Stato, qualora vengano violate le Leggi, è per lo più insufficiente. Nei periodi storici in cui, per motivi diversi,aumenta la criminalità, si assiste in genere ad un inasprimento delle pene che non muta affatto le cose. Potremmo addirittura affermare che, quanto più rigide sono le norme e severe le pene, tanto più debole è lo Statuto Interno.
La Morale Autonoma sembra dunque assumere un ruolo importantissimo, addirittura indispensabile. Ma che cos'è? Quali sono i suoi fondamenti?
Qualcuno dirà la Religione, qualcuno la Famiglia e la Scuola, qualcun altro la Cultura in termini più allargati. Certo, quello che Freud chiamava Super Io e altri definiscono Coscienza costituisce l'essenza interiore che più di ogni altra istanza determina la nostra percezione del Giusto e del Buono orientando di conseguenza il nostro comportamento. Il Tribunale Interno, che è il vero regolatore delle nostre scelte, non infligge punizioni concrete: gli basta il Sentimento Di Colpa che pare essere la pena più dolorosa, capace anche di prevenire, attraverso lo Scrupolo, atti considerati illeciti.
Qualcuno dirà: "ecco perchè i personaggi di Perugia e Garlasco sembrano indifferenti e continuano a reggere una finzione che io non potrei portare avanti per più di un'ora! Mi vergognerei, proverei una colpa ed un dolore che mi sarebbe impossibile nascondere, perchè non potrei innanzitutto nasconderlo a me stesso. Non riuscirei a guardare in faccia i parenti della vittima, non potrei mai reggere l'inquisitoria del magistrato, ma soprattutto non riuscirei più né a dormire né a mangiare. Non potrei vivere. Se penso a quella volta che ho investito un gatto... Mi sentivo il più colpevole del mondo."
Davvero è sufficiente pensare che il disastro cui assistiamo derivi da uno sfilacciamento della Morale Autonoma? Davvero possiamo supporre che l'apparente indifferenza di chi ha commesso atti così gravi sia conseguenza di un appiattimento del Super Io, della Coscienza?